29 giu 2026

Peugeot Proxima: 40 anni fa il Leone guardava già al futuro

Quarant’anni fa Peugeot presentava al Salone di Parigi una delle concept car più spettacolari e avveniristiche dell’intero panorama automobilistico europeo: la Peugeot Proxima.

Quarant’anni fa Peugeot presentava al Salone di Parigi una delle concept car più spettacolari e avveniristiche dell’intero panorama automobilistico europeo: la Peugeot Proxima. Correva l’anno 1986 e il marchio francese, reduce dai successi internazionali della 205 Turbo 16 nel Mondiale Rally, decise di mostrare al pubblico non soltanto la propria forza sportiva, ma anche la capacità di immaginare l’automobile del futuro.

La Peugeot Proxima non era semplicemente una show car destinata ad attirare l’attenzione nei saloni internazionali. Era un vero laboratorio tecnologico viaggiante, concepito per esplorare materiali innovativi, elettronica avanzata, aerodinamica e sistemi di assistenza alla guida in un’epoca in cui molte delle soluzioni oggi considerate normali appartenevano ancora al mondo della fantascienza.
 

Ispirazione spaziale
La sua nascita si inseriva all’interno di una straordinaria stagione creativa per Peugeot. Tutto aveva avuto inizio nel 1984 con la Peugeot Quasar, la prima vera concept car moderna del marchio. Per la prima volta gli ingegneri e i designer Peugeot ottennero carta bianca per sviluppare un oggetto radicale, svincolato da limiti produttivi e industriali. Gérard Welter, allora designer e futuro direttore dello stile Peugeot dal 1998 al 2007, progettò la Peugeot Quasar partendo da uno schizzo di Eric Berthet, mentre gli interni vennero affidati a Paul Bracq, uno dei più importanti designer automobilistici europei del Novecento.

 La Peugeot Proxima raccolse quell’eredità portandola a un livello ancora superiore. Se la Quasar era un manifesto di sportività estrema, la nuova concept del 1986 diventava un esercizio futuristico totale, ispirato all’esplorazione spaziale, all’elettronica aerospaziale e all’immaginario fantascientifico degli anni Ottanta. Non a caso il suo nome derivava da Proxima Centauri, la stella più vicina al Sistema Solare.
 

Fibra di carbonio
Realizzata dal Centro Stile Peugeot con l’ausilio della progettazione CAD — una tecnologia ancora pionieristica per il settore automobilistico dell’epoca — la Peugeot Proxima si distingueva immediatamente per una silhouette radicale e teatrale. Larga, bassissima e completamente avvolta da superfici vetrate, sembrava provenire direttamente da un film di fantascienza.

La carrozzeria, lunga appena 4,42 metri ma larga oltre 2 metri e alta solo 1,14 metri, era costruita utilizzando materiali compositi, fibra di carbonio e resine speciali, soluzioni estremamente avanzate per il 1986 e ancora poco conosciute al grande pubblico. Il peso finale si fermava a circa 1.080 kg, valore eccezionale considerando la complessità tecnica della vettura.

L’elemento più scenografico era senza dubbio la grande cupola trasparente in policarbonato che sostituiva le tradizionali portiere. L’accesso all’abitacolo avveniva infatti attraverso un sofisticato sistema a doppia apertura: la parte anteriore della canopy si sollevava in avanti, mentre quella posteriore scorreva verso il retrotreno sopra il cofano motore. Una soluzione spettacolare che contribuiva a rendere la Peugeot Proxima una delle concept car più iconiche degli anni Ottanta.
 

Numeri da brivido
Dal punto di vista estetico, la vettura conservava comunque alcuni richiami al linguaggio Peugeot dell’epoca. I gruppi ottici anteriori e la calandra richiamavano infatti gli stilemi che avrebbero influenzato modelli di serie come Peugeot 405 e 605, mentre il posteriore fortemente rastremato evocava il mondo delle competizioni endurance.

Ma era soprattutto sul piano tecnologico che la Peugeot Proxima lasciava senza parole. Al centro della vettura trovava posto un motore V6 a 24 valvole di 2.849 cm³, sovralimentato mediante due turbocompressori e intercooler, capace di sviluppare fino a 600 CV — secondo alcune fonti addirittura 680 CV — e una coppia di 62 mkg. Valori impressionanti per il 1986, soprattutto considerando che permisero alla concept francese di raggiungere una velocità massima dichiarata di 348 km/h.

La trasmissione integrale elettronica derivava direttamente dall’esperienza maturata da Peugeot nei rally con la 205 Turbo 16. In condizioni normali la Peugeot Proxima funzionava come una trazione posteriore, ma un sofisticato sistema elettronico poteva trasferire automaticamente coppia all’asse anteriore in caso di perdita di aderenza. L’elettronica controllava inoltre cambio, frizione e distribuzione della potenza tra le ruote.

Anche l’impianto frenante era all’avanguardia: quattro dischi ventilati in carbonio con ABS, tecnologia rarissima per l’epoca, lavoravano insieme a sistemi di controllo elettronico della pressione degli pneumatici. Un computer centrale monitorava continuamente eventuali perdite di pressione, attivando automaticamente un compressore per il ripristino dei valori corretti.
 

Esperienza di guida futuribile
L’abitacolo rappresentava probabilmente l’aspetto più futuristico dell’intero progetto. La Peugeot Proxima anticipava infatti concetti che sarebbero diventati realtà solo decenni più tardi. Al posto della strumentazione tradizionale trovavano spazio cinque schermi LCD a colori ad alta definizione, gestiti da due computer di bordo con memoria da 40 megabyte, una capacità enorme per l’epoca.

Il conducente poteva visualizzare immagini provenienti dalle telecamere anteriori e posteriori, utilizzare uno dei primi prototipi di navigazione satellitare GPS e ricevere informazioni tramite un head-up display proiettato sul parabrezza. La vettura era inoltre dotata di radar anticollisione, chiave elettronica di avviamento e sistemi elettronici di assistenza alla guida che anticipavano molte tecnologie oggi diffuse sulle auto di produzione.

Persino il comfort climatico venne affrontato in modo innovativo. L’enorme superficie vetrata avrebbe potuto trasformare l’abitacolo in una serra sotto il sole estivo, motivo per cui Peugeot installò un sistema di ventilazione alimentato da celle fotovoltaiche collocate sopra il cofano motore. Una soluzione sperimentale che dimostrava quanto il progetto fosse orientato verso il futuro.
 

Una trilogia iconica
La Peugeot Proxima rappresentava quindi molto più di un semplice esercizio stilistico. Era il simbolo della fiducia che Peugeot riponeva nella tecnologia, nell’elettronica e nella ricerca applicata all’automobile. Molte delle innovazioni introdotte dalla concept sarebbero successivamente arrivate sulle vetture di grande serie, dai sistemi di assistenza elettronica alle telecamere posteriori, passando per gli head-up display e i controlli avanzati della trazione.

Dopo la Peugeot Quasar del 1984 e prima della Peugeot Oxia del 1988, la Proxima occupa ancora oggi un posto centrale nella storia delle concept car Peugeot. Una trilogia visionaria che accompagnò uno dei momenti più brillanti del marchio francese, capace in quegli anni di dominare nei rally e contemporaneamente immaginare l’automobile del XXI secolo.

A quarant’anni dalla sua presentazione, la Peugeot Proxima continua a sorprendere per modernità, audacia e coerenza progettuale. Un oggetto nato nel pieno degli anni Ottanta, ma ancora oggi capace di sembrare proveniente dal futuro.

 

CONTATTI
Stefano VIRGILIO
Responsabile Comunicazione PEUGEOT
stefano.virgilio@stellantis.com

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