12 giu 1999

Il nuovo marchio delle vetture Fiat

A partire dalla nuova Punto, che sarà presentata nel prossimo luglio, proprio in occasione dei cent'anni della Fiat, le vetture della Marca adotteranno un nuovo marchio.

A partire dalla nuova Punto, che sarà presentata nel prossimo luglio, proprio in occasione dei cent'anni della Fiat, le vetture della Marca adotteranno un nuovo marchio. Si tratta del celebre scudetto rotondo degli anni Venti, con la corona d'alloro che contorna un campo blu sul quale spicca la scritta argentata. Ristilizzato, il simbolo tornerà a campeggiare, per la prima volta, sul frontale dell'«auto del centenario» e da quel momento in poi sarà gradualmente adottato nell'arco di qualche tempo da tutti i modelli Fiat. Con l'aggiunta delle date 1899-1999, lo scudetto sarà anche il logo dei festeggiamenti per i cent'anni dell'Azienda.

Fiat dunque guarda al futuro, al mercato globale nel quale da tempo ormai gioca un ruolo di primo piano, ma conservando identità e radici, di cui il nuovo marchio è simbolo. Disegnato dal Centro Stile Fiat, lo scudetto rappresenta il «cambiamento nella continuità», un segno del passato riletto in chiave moderna.

Il logo rotondo sostituirà le cinque barrette che dal 1991 (la prima vettura sulla quale comparvero senza essere accompagnate dai quattro rombi, fu la Cinquecento) costituiscono il family feeling delle auto della Marca, cioè quell'insieme di elementi che rendono un prodotto riconoscibile come appartenente alla «famiglia» Fiat. Invariato resta il marchio del Gruppo, i famosi quattro rombi inclinati di 18 gradi, che rimarranno sulla parte posteriore dei modelli come firma inconfondibile dell'Azienda.

Curiosa e talora affascinante, la storia dei 14 marchi comparsi, in questi cento anni, sulle calandre delle vetture Fiat. La raccontiamo, facendo riferimento all'anno nel quale ogni simbolo è stato usato, per la prima volta, come unico family feeling della Marca.


1899

È l'11 luglio 1899 quando il cavaliere Giovanni Agnelli, l'avvocato Lodovico Scarfiotti e il conte Emanuele Bricherasio di Cacherano entrano nello studio notarile di Ernesto Torretta, in via Arsenale numero 6 a Torino, per depositare l'atto di costituzione della Fabbrica Italiana di Automobili Torino.
Inizia così una delle avventure più affascinanti del XX secolo, una storia fatta di uomini, motori, strade, tecnologia e anche arte. Tra questi, il pittore torinese Giovanni Carpanetto, incaricato dalla nascente società di realizzare un manifesto pubblicitario per l'evento. In alto a sinistra, l'artista dipinge una piccola pergamena con le iniziali della ditta opportunatamente puntate, in modo che il nome F.I.A.T. non venga letto come vocabolo unico, dato l'impegnativo riferimento biblico.
Ed è proprio quel logo, apparso nel 1899 su un manifesto pubblicitario, a diventare il primo marchio della Casa torinese. Riprodotto su una placca di ottone, in stile rococò, bene si addice ai gusti del periodo e alla foggia delle prime vetture, esteticamente ancora molto simili alle carrozze trainate da cavalli. Su questo marchio si può leggere per esteso la ragione sociale dell'Azienda (Fabbrica Italiana di Automobili Torino), il nome F.I.A.T e il numero di serie della vettura. In questo modo è chiaro che l'acronimo non è ancora il nome ufficiale dell'Azienda, ma unicamente il marchio riservato al prodotto, con tanto di numero progressivo.
Le prime vetture a fregiarsi di questa targhetta sono i ventisei esemplari prodotti dal 1899 al 1900 del modello Fiat 3 1/2 HP, anche conosciuta all'epoca come 4 HP. Con un motore a due cilindri orizzontali di 679 cm3 , diposto trasversalmente nella parte posteriore ed una potenza erogata di 4,2 cavalli a 800 giri/min., raggiunge una velocità massima di 35 km/h. Il fregio Fiat è posto alla sinistra del cofano anteriore e la scritta è eseguita a mano. Adottano il marchio di Carpanetto anche la 6/8 HP e nel 1901 la 8 HP, la prima vettura con un motore posto anteriormente, a due cilindri verticali con una potenza di 10 cavalli a 1.100 giri/min., capace di raggiungere i 45 Km/h. Infine, anche le prime 12 HP portano per breve tempo la placchetta in ottone, fino a quando non viene utilizzato il primo vero marchio Fiat, frutto di un preciso e curato studio grafico e stilistico.


1901

A due anni dalla fondazione della Società torinese, la produzione delle vetture entra in una dimensione industriale definita. Non più quindi veicoli simili a carrozze e realizzate in pochi esemplari, ma vere e proprie automobili impostate secondo linee progettuali innovative e con la comparsa di radiatori a lamelle o a nido d'api.
Ecco infatti, nella primavera del 1901, la Fiat presentare la 12 HP. Progettata dall'ingegnere Giovanni Enrico, successore dell'ingegnere Aristide Faccioli, è la prima vettura torinese con motore a quattro cilindri e biblocco, cioè formato da due coppie di cilindri.
Novità anche nella produzione e nella vendita: centosei automobili realizzate e per la prima volta esportate fuori dai confini italiani, in Francia per la precisione.
A sottolineare il promettente esordio, la Società decide di applicare un vero marchio, proprio sulla 12 HP. Si tratta di una placchetta in ottone smaltato, con elementi grafici in stile liberty. Abbandonati, quindi, i caratteri della precedente creazione del pittore Carpanetto, la scritta Fiat assume una nuova disposizione e una foggia diversa. Al centro del marchio, rinchiusa in un rettangolo, il nome Fiat non è più puntato, e la lettera A porta la caratteristica curvatura in alto a destra, lasciando spazio alla lettera T, in modo da bilanciare gli altri caratteri.
Equilibrio, solidità e identità, sono questi gli elementi a quali rinvia la scritta. Quest'ultimo aspetto, in particolare, è sottolineato dall'assenza di punti tra le lettere, segno che l'acronimo ormai è diventato di uso comune e che non vi sono più perplessità o letture fuorvianti. Non a caso la denominazione sociale è scritta per esteso, ma confinata nella parte bassa del marchio, spostando quindi l'intera attenzione sul nome Fiat.
Interessanti anche gli altri elementi grafici. Dalla ragione sociale, che in basso chiude il marchio, un sole nascente investe con i propri raggi l'acronimo. Quest'ultimo, inserito in un rettangolo posto al centro dello scudetto, viene sorretto da due arbusti, simbolo del rigoglioso fiorire della ditta. A rafforzare questi segni di prosperità, il colore giallo oro che risalta sul fondo azzurro, e accentua in questo modo la nascita del sole e la diffusione della luce, da sempre simbolo di vita. In alto, infine, un apposito rettangolo di dimensioni contenute, dove trova posto il numero di serie dell'autotelaio.


1904

A partire dal 1903 la Fiat assume sempre più un ruolo di primo piano tra le case automobilistiche, esportando le proprie vetture non solo in Francia e Inghilterra, ma anche in America, con una produzione in quell'anno di 134 unità del modello 12 HP.
Ormai l'acronimo rappresenta non solo il prodotto, ma l'intera Azienda, e questo risulta evidente dal nuovo marchio del 1904, privo ormai di denominazione sociale scritta per esteso e numero di telaio. È il famoso stemma ovale, che resterà in uso fino al 1926, con disegno simile a quello precedente: in uno stile liberty stilizzato, viene rappresentato il sole nascente su fondo blu prussia. Anche i caratteri che compongono l'acronimo sono gli stessi del 1901, più spessi ma con la medesima curvatura della lettera A. Essenziale nelle decorazioni, lo stemma si afferma in breve tempo come il logo della Società, tanto che la carta ufficiale di quegli anni riporta il sole che illumina in controluce il nome Fiat. Per la prima volta, inoltre, a partire dalla Fiat 24-32 HP, il marchio ovale trova una collocazione precisa ed uniforme su tutte le vetture della Casa torinese: in cima al radiatore. La vettura viene prodotta in 400 esemplari e con tre tipi di passo: corto, medio e lungo. La 24-32 HP oltre ad essere la prima automobile Fiat carrozzata «Landaulet», e anche la prima sulla quale vengono introdotti l'acceleratore a pedale, la frizione a dischi multipli e il cambio a quattro marce.
In seguito, altre automobili vengono dotate del nuovo marchio. Tra queste la famosa Brevetti, che dal 1905 al 1912 è prodotta in 1500 esemplari. La vettura, nata dopo che nel 1905 le Officine Ansaldi sono state assorbite dalla Fiat, ha un motore a 4 cilindri da 3052 cc., sviluppa una potenza di 20 CV a 1200 giri/min., e può raggiungere i 60 chilometri orari. Nello stesso anno il marchio ovale viene posto sul radiatore della 100 HP Corsa, il veicolo con il più grosso motore mai costruito dalla Casa torinese, oltre 16 litri di cilindrata. È la vettura che conferma i primi successi nelle competizioni sportive: la Fiat, infatti, era già scesa sulle piste internazionali con la 24 HP Corsa nel 1902, la 60 HP Corsa nel 1903 e la 75 HP Corsa nel 1904.
Bisogna attendere il 1912 per vedere una modifica sul marchio ovale: creato piatto, viene realizzato con una leggera bombatura, per adattarsi ai nuovi tipi di radiatori dalla forma «a pera». La prima vettura a fregiarsi di questo stemma è la Fiat Zero, che è anche la prima auto della Società di modesta cilindrata (1847 cc), prodotta in grande serie: dal 1912 al 1915 ne vengono infatti costruite oltre duemila.
Il logo resterà in uso fino al 1926, quando cessa la produzione dei tipi Fiat 501 e 502. Nel frattempo, e precisamente a partire dal 1921, è già stato introdotto su alcune vetture un nuovo marchio rotondo.


1921 - 1925 - 1929 - 1931 - 1965

Lo scudetto del 1921, con scritta rossa su fondo bianco, appare per la prima volta sulla Superfiat a 12 cilindri e sulla 519 a 6 cilindri. Fino al 1934, lo adottano tutte le vetture a 6 cilindri,. In realtà lo stemma circolare era già stato utilizzato, all'inizio, sulla Fiat 801, una sportiva che aveva partecipato ai Grands Prix subito dopo il primo conflitto mondiale. Ma è con la Superfiat che fa il suo ingresso nel mondo delle vetture di serie.
Frutto dell'esperienza acquisita nelle gare automobilistiche, la Superfiat presenta migliori coefficienti di penetrazione, grazie ad un profilo meno squadrato e ad una notevole inclinazione del parabrezza. I tipi di carrozzeria sono due: Torpedo e Dorsay Torpedo, quest'ultima priva del tetto anteriore rigido. Proposta in lussuose versioni, con guarnizioni in pelle antica e rifiniture prestigiose, la 520 vanta caratteristiche meccaniche d'avanguardia, dalle valvole in testa all'accensione a spinterogeno.
Lo scudetto circolare apparso nel 1921, rimane per gli anni successivi con pochi cambiamenti nei colori del fondo e della scritta.
Nel 1925, per esempio, la Fiat 509 utilizza un logo con l'acronimo bianco in campo blu, che resta in vita fino al 1929. La vettura è la prima utilitaria Fiat prodotta in grande serie, tanto che nel giro di un anno diventa l'automobile più diffusa in Italia: se ne producono, in tutto, 90 mila unità. Il successo del modello è dovuto, oltre alle caratteristiche meccaniche e alla possibilità di scegliere tra sei versioni diverse, anche ad una iniziativa, allora rivoluzionaria: l'acquisto a rate, o come si diceva, «a credito». La società Sava, infatti, nasce nel 1925.
Nel 1929 la Casa torinese presenta un'altra utilitaria, in sostituzione della 509. È la 514, che adotta un marchio uguale a quello precedente, ma con un diverso blu sul fondo. Il modello è costruito in quasi 37 mila unità fino al 1932, anno del lancio della famosa Balilla.
Tra il 1931 al 1934, infine, un logo rotondo con fondo rosso e scritta argentata, viene utilizzato dalla Fiat 515, venduta in 3.405 unità.
Ben prima del 1934, lo stemma circolare abbandona il mondo delle corse, dove era nato. Infatti il 4 settembre 1927 a Monza si disputa il Gran Premio Milano, vinto da Pietro Bordino su una Fiat 806, alla media di 152 km/ora. È l'ultima volta che una vettura sportiva Fiat corre in gara. La decisione viene presa per non togliere uomini e risorse alla realizzazione di automobili in grande serie, quello che oggi si definirebbe il vero core business dell'azienda.
A partire dal 1965 il marchio rotondo con alloro («Fiat» scritto in bianco su campo rosso) riconquista per alcuni anni la scena, non sostituendo però quello rettangolare, ormai divenuto lo scudetto ufficiale della Casa. Infatti appare solo sui modelli sportivi: coupé e spider 850, Fiat Dino, 124 e 131 Abarth Rally. È un simbolo che ricorda alla clientela, interessata alle automobili di grandi prestazioni, la vocazione e la competenza di Fiat anche in questo campo.


1931 - 1932 - 1938 - 1959

Con gli anni Trenta il radiatore cede il posto alla calandra, cioè alla griglia, concepita in funzione non solo estetica ma anche aerodinamica, perlopiù a forma di scudo e con elementi verticali. Ed è proprio del 1931 il nuovo marchio rettangolare che vi s'inserisce in modo coerente, con una placchetta smaltata verticale e le lettere accentuate nella loro verticalità. Adottato per la prima volta dalla Fiat 524, il simbolo è influenzato dall'architettura del tempo che si distingue per la regolarità e la precisione delle forme. Pur con lievi variazioni, il marchio è destinato a superare il secondo conflitto mondiale, giungendo quasi alla fine degli anni Sessanta.
La versione del 1932, con una forma leggermente arrotondata negli spigoli e con una base più stretta, che lo trasformano quasi in un trapezio, è applicata anche alla Fiat 508, la celebre «Balilla». Presentata nel 1932 al Salone dell'Automobile di Milano, è la vettura più popolare prodotta dalla fondazione della Casa torinese, dal luglio dello stesso anno fino al 1934 ne se ne vendono oltre 41mila. In seguito vengono costruite Balilla a quattro marce, e in più versioni: Torpedo, Berlina, Militare, Camioncino e Furgoncino.
Nel 1938 lo scudetto rettangolare, con una forma particolare a scudo, viene applicato sul frontale della 2800, una vettura di rappresentanza, prodotta in 621 esemplari, anche nella versione militare CMC.
Per trent'anni il marchio rettangolare non subisce altre modifiche di rilievo, fino a quando nel 1959 contraddistingue due nuove vetture: la 1800 e la 2100. Anche per le caratteristiche di maggior prestigio di questi modelli, il logo viene infatti ridisegnato con maggiori dimensioni e un cortorno ancora più arrotondato.
Fiat 850, Fiat 124 e Fiat 127 sono le ultime vetture a fregiarsi del logo rettangolare, con l'eccezione delle versioni sportive (Coupé e Spider) che riprendono lo scudetto rotondo degli anni Venti.
Intanto nel 1968 la Casa torinese avvia la complessa strategia aziendale che darà vita alla holding Fiat. Occorre un nuovo marchio che identifichi questa realtà. È così la volta dei quattro rombi blu.


1968

Negli anni Sessanta la Fiat riesce a quadruplicare, rispetto al decennio precedente, la produzione di automobili. Aumentano le esportazioni, che ormai raggiungono 150 Paesi in tutto il mondo, e si consolida quello spirito d'internazionalità che sin dai primordi aveva caratterizzato la Casa torinese.
Per questi motivi la Fiat sente la necessità di unificare la sua pubblicità e la sua immagine di marca. Arriva così un logo dal carattere grafico moderno, e che rende riconoscibili a colpo d'occhio i vari messaggi pubblicitari e di informazione. Sono i quattro rombi inclinati di 18 gradi, con la scritta Fiat in carattere «univers» corsivo, in campo blu (sulle vetture, per i primi anni, è di colore nero). È la firma ufficiale sia del Gruppo industriale sia degli autoveicoli della marca (family feeling), fino al 1982. Per la prima volta, infatti, sul musetto della Panda i quattro rombi appaiono insieme a un logo stilizzato, le famose cinque barrette.


1991

Per nove anni i due scudetti coesistono sul frontale delle vetture, fino al 1991, quando la Cinquecento è presentata con le cinque barrette davanti (logo del family feeling) e i quattro rombi dietro (logo del Gruppo).
Da allora lo scudetto con le cinque barrette su fondo blu, non subisce rilevanti modifiche. Variano solo le dimensioni, a secondo del musetto dei modelli.


1999

A partire della nuova Punto, lo scudetto rotondo sostituirà proprio le cinque barrette, senza, comunque, privare le vetture del Marchio del Gruppo che è e resterà quello dei quattro rombi, posto sempre dietro a firma del prodotto.
Il nuovo simbolo ha un diametro di 72 millimetri. Cornice e scritta sono argentati, e l'acronimo, con caratteri di corpo più grosso rispetto ai marchi storici, è riproporzionato con un abbassamento e allargamento dei caratteri, ed è posto al centro sul fondo blu puntinato opaco.