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21 gen 2020
DS AUTOMOBILES ALL’ORIGINE DELL’AVANGUARDIA: IL GRANDE SUCCESSO COMMERCIALE DELLA DS TRA IL ’60 E IL ’70 PORTA A PRODURRE 100.000 UNITÀ ALL’ANNO
La cura di ogni dettaglio ha sempre fatto parte del DNA di DS. Così, fin dalla progettazione delle singole parti che componevano la DS 19 furono sondate tutte le soluzioni tecniche che avrebbero permesso di produrre un’auto dalla qualità impeccabile.
Lo stabilimento dell’idropneumatica utilizzato per la progettazione delle DS, edificato nel sobborgo di Asnières, rappresentò un’eccellenza assoluta nel mondo dell’automobile, al punto che alcuni componenti idraulici vennero usati in aeronautica e persino nella sospensione dei treni iperveloci, come l’Aérotrain di Bertin: il treno con motore a getto, pensato per viaggiare su monorotaia in cemento, il cui prototipo sfrecciava tra gli anni ‘60 e ‘70 dimostrando che le idee della DS potevano trovare applicazione anche in altri campi.
Alla fine del 1955, in soli due mesi, le prime DS iniziarono ad uscire dal complesso industriale parigino, dove l’intera fabbrica di Javel fu modificata per produrre la nuova vettura: il motore, le fusioni in ghisa e alluminio, la linea di produzione della resina per il tetto, la selleria dove si lavorava la nuova spugna denominata Dunlopillo (da Dunlop, il nome del produttore, più Pillow, cuscino in lingua inglese) che rivestiva interamente sedili e abitacolo, l’acciaio e l’alluminio per la carrozzeria, la gomma delle tubazioni e dei parapolvere, quasi tutta la DS19 era fabbricata nel cuore di Parigi.
Arrivavano da fuori gli straordinari cristalli ricurvi prodotti da Saint-Gobain con nuove tecnologie (non s’erano mai visti parabrezza panoramici in un solo pezzo in Europa), alcune componenti elettriche come dinamo e motorini d’avviamento (fatti da SEV o Paris-Rhône) ed ovviamente gli pneumatici, rigorosamente Michelin, fatti a Clermont-Ferrand.
La fabbrica partì timidamente, con poche centinaia di pezzi al mese, per accelerare gradualmente la produzione nel corso degli anni sino ad arrivare vicina alle centomila DS all’anno, impiegando però anche altri stabilimenti dislocati sia in Francia che in altre zone d’Europa e del mondo: la DS fu assemblata in Sud Africa, nel Regno Unito, in Belgio e persino in Australia. Qualche vettura fu montata in Iugoslavia, altre in Argentina e Messico.
Anche la fabbricazione delle singole parti fu decentrata nel tempo, come nel caso delle parti in gomma la cui produzione fu spostata in Bretagna nello stabilimento di Rennes-La Janais (lo stesso nato per la produzione dell’AMI6), le fonderie a Metz ed altre componenti negli stabilimenti acquisiti da Citroën, come quello ex-Simca a Poissy, nei sobborghi di Parigi.
Nel 1970 il Costruttore acquisì un enorme lotto di terreno vicino all’aeroporto di Le Bourget, nel comune di Aulnay-sous-Bois, per edificare un grande polo industriale che nel decennio avrebbe sostituito quello di quai de Javel, ormai assorbito nel tessuto urbano di Parigi a causa dell’espansione della città. La linea di montaggio per le DS meno sofisticate fu trasferita ad Aulnay e fu avviata nel 1973, mentre le versioni più complesse rimasero a Javel sino al 24 aprile del 1975, quando l’ultima DS, una 23 iniezione elettronica Pallas, lasciò le catene di montaggio.
La produzione delle DS Break, invece proseguì ancora per un anno ad Aulnay a causa dell’elevata richiesta di questo particolare modello, molto apprezzato anche in versione ambulanza e per la consegna rapida di merci pesanti e delicate.